• Filippo D'agostini

23enne venezuelano finge un rapimento dopo aver rubato un milione di dollari in BTC


Le autorità del Venezuela sono alla ricerca di un truffatore accusato di aver finto il suo rapimento ed essere fuggito con 23,66 BTC (dal valore di 1,15 milioni di dollari) appartenenti ai suoi clienti.

In data 29 agosto, Douglas Rico, direttore del Corpo investigativo scientifico, penale e criminale (CICPC) del Venezuela, ha rilasciato una dichiarazione in cui affermava che il 23enne Andrés Jesús Dos Santos Hernández era ricercato dalla più grande agenzia di polizia del Paese, per accuse di riciclaggio di denaro e frode.

Le autorità affermano che molto probabilmente Hernández avrebbe inscenato un rapimento: i conti Binance dei suoi clienti sono stati svuotati proprio nel momento della sua presunta scomparsa. La polizia ritiene che il criminale "abbia simulato un rapimento, in cui i rapitori lo avrebbero costretto a entrare nella piattaforma Binance ed effettuare trasferimenti su diversi wallet digitali, esaurendo così tutti gli asset crypto in questione."

Si ritiene che il sospettato abbia finto di essere un consulente finanziario, richiedendo il controllo dei Bitcoin appartenenti a diversi investitori locali. Le autorità affermano che Hernández abbia accumulato in totale 23,66 BTC.

Da tempo il Venezuela viene considerato un luogo chiave per l'adozione di Bitcoin: i cittadini infatti si rivolgono alle criptovalute per contrastare l'iperinflazione che nell'ultimo decennio ha paralizzato l'economia locale.

Per i venezuelani, le criptovalute rappresentano un mezzo per immagazzinare valore e accedere ai mercati internazionali, nonché un veicolo per convertire la propria ricchezza in dollari statunitensi.

Sebbene il governo venezuelano abbia cercato di sfruttare a proprio vantaggio il mercato degli asset digitali imponendo l'uso di una criptovaluta ancorata al valore del petrolio, il Petro, l'adozione fra la popolazione locale è rimasta alquanto debole.

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